Malocclusione nei bambini: tipi, cause e quando conviene intervenire
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La malocclusione nei bambini è un’alterazione del modo in cui i denti e le ossa delle due arcate si incontrano, e non riguarda solo l’estetica: può influire su masticazione, linguaggio e perfino respirazione. Dietro al vocabolario che accoglie i genitori quando entrano nel mondo dell’ortodonzia (morso aperto, morso profondo, morso crociato, seconda classe) si nasconde quindi qualcosa di concreto. Per fortuna, nei bambini quasi tutte le malocclusioni si correggono bene, e prima si intercettano più semplice è il percorso. Di seguito i tipi principali spiegati con parole comprensibili, le cause e le età giuste per intervenire.
Cos’è una malocclusione?
La malocclusione è un’alterazione del rapporto tra le due arcate dentarie: i denti di sopra e di sotto non combaciano nel modo corretto, per una questione di denti (posizione, affollamento), di ossa (mascella e mandibola che crescono in modo squilibrato) o di entrambe. È una condizione molto comune in età evolutiva e si valuta con la visita ortodontica.
Capire la distinzione denti/ossa aiuta a orientarsi tra le proposte di trattamento: i problemi dentali (denti storti, ruotati, affollati) si possono correggere anche più avanti; quelli scheletrici hanno una finestra di intervento legata alla crescita, ed è il motivo per cui l’ortodontista vuole vedere i bambini presto, in genere già a 4-6 anni.
I tipi di malocclusione spiegati ai genitori
| Tipo | Cosa vedi guardando tuo figlio |
|---|---|
| Morso aperto | Quando chiude i denti, davanti resta uno spazio: gli incisivi non si toccano. Spesso legato a ciuccio, dito o spinta della lingua. |
| Morso profondo | I denti superiori coprono quasi del tutto gli inferiori, che “scompaiono” alla vista quando morde. |
| Morso crociato | Uno o più denti superiori chiudono “dentro” rispetto agli inferiori, da un lato o davanti; il mento può deviare quando serra. Tipico del palato stretto. |
| Morso inverso (terza classe) | La mandibola “sorpassa” la mascella: i denti di sotto stanno davanti a quelli di sopra, il profilo mostra il mento prominente. |
| Seconda classe (mandibola arretrata) | I denti superiori sporgono molto in avanti rispetto agli inferiori; il mento appare piccolo o “sfuggente”. È tra le forme più frequenti. |
| Affollamento | I denti non hanno spazio e spuntano storti, ruotati o accavallati. |
Le cause: genetica e abitudini
Le malocclusioni nascono dall’intreccio di due famiglie di cause. La prima è la genetica: la forma delle ossa e la misura dei denti si ereditano, e capita di ereditare, per esempio, denti grandi da un genitore e mascella piccola dall’altro. Su questa non si può prevenire, ma si può intercettare presto.
La seconda famiglia è quella delle abitudini e funzioni, ed è il terreno dove i genitori possono fare molto: ciuccio oltre i 2-3 anni, succhiamento del dito, respirazione orale cronica, deglutizione con spinta della lingua, e anche la perdita precoce di denti da latte per carie non curate, che lascia migrare i denti vicini. Molte malocclusioni “si costruiscono” così, giorno dopo giorno, ed è per questo che correggerle presto, abitudini comprese, dà risultati così buoni.
Perché correggerla: le conseguenze di una malocclusione trascurata
Non è (solo) questione di sorriso in fotografia. Una malocclusione importante e non trattata può comportare:
- masticazione inefficiente o asimmetrica, con sovraccarico di alcuni denti e dell’articolazione della mandibola;
- difficoltà di pronuncia di alcuni suoni, specie con il morso aperto;
- respirazione orale che si autoalimenta nei casi di palato stretto;
- igiene più difficile sui denti affollati, con più carie e gengiviti;
- maggiore esposizione ai traumi per gli incisivi molto sporgenti;
- impatto su sicurezza e socialità, che per un bambino o un adolescente non è un dettaglio.
Nessun allarmismo, però: non tutte le malocclusioni richiedono trattamento, e piccole imperfezioni sono semplicemente normalità. L’obiettivo non è inseguire la perfezione, ma far valutare il quadro da chi sa distinguere ciò che si sistemerà da solo da ciò che conviene correggere.
Quando intervenire, tipo per tipo
La regola generale: i problemi scheletrici si trattano durante la crescita (6-10 anni, con l’ortodonzia intercettiva), quelli dentali si rifiniscono in dentizione permanente (10-14 anni). In pratica:
- morso crociato e palato stretto: appena diagnosticati, in genere dai 6 anni; è la correzione che beneficia di più del tempismo;
- morso inverso (terza classe): valutazione molto precoce, anche a 4-5 anni: guidare la crescita qui fa la differenza;
- morso aperto da abitudini: prima si interrompe l’abitudine (ciuccio, dito), poi si valuta: molti casi migliorano da soli; gli altri si trattano in crescita;
- seconda classe e morso profondo: spesso si sfrutta il picco di crescita puberale (10-13 anni) con apparecchi funzionali;
- affollamento: dipende dall’entità: dallo spazio guadagnato con l’espansione in crescita all’apparecchio fisso a permuta completata.
Domande frequenti
Come capisco se mio figlio ha una malocclusione?
Osservalo mentre chiude i denti: spazi davanti che non si chiudono, denti di sotto davanti a quelli di sopra, incisivi molto sporgenti, mento che devia, denti accavallati. Ma molte malocclusioni si vedono solo alla visita ortodontica, consigliata verso i 4-6 anni.
La malocclusione si corregge da sola crescendo?
Qualche forma lieve sì, soprattutto se legata ad abitudini interrotte presto (il morso aperto da ciuccio, per esempio). Le forme scheletriche, invece, tendono ad accentuarsi con la crescita: per questo la valutazione precoce è preziosa, perché distingue i due scenari.
A che età si corregge una malocclusione?
Varia con il tipo: i problemi scheletrici (morso crociato, palato stretto, morso inverso) si trattano in crescita, in genere tra i 6 e i 10 anni; l’allineamento dentale si perfeziona tra i 10 e i 14. La prima valutazione conviene farla intorno ai 4-6 anni.
Il ciuccio o il dito possono causare una malocclusione?
Sì, se protratti oltre i 2-3 anni: favoriscono morso aperto, palato stretto e incisivi sporgenti. Interrompere presto l’abitudine permette spesso un miglioramento spontaneo; negli altri casi, l’ortodonzia intercettiva corregge ciò che resta.
Cosa sono le “classi” di cui parla l’ortodontista?
Indicano la classificazione del rapporto tra le arcate: prima classe (rapporto corretto, eventuali problemi solo dentali), seconda classe (mandibola arretrata o denti superiori in avanti), terza classe (mandibola in avanti). Serve a inquadrare il problema e scegliere il trattamento.
Una valutazione che toglie i dubbi
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Approfondimenti utili
- Ortodonzia intercettiva: cos’è e a che età si fa
- Palato stretto ed espansore palatale nei bambini
- Denti storti e affollati nei bambini
- Ciuccio: fino a che età ed effetti su denti e palato
Fonti
- Ospedale Pediatrico Bambino Gesù — Denti storti e malocclusione: quando serve l’apparecchio
- SIDO — Società Italiana di Ortodonzia
- Ministero della Salute — Linee guida nazionali in tema di salute orale in età evolutiva
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